L’opera raffigura un gruppo di donne africane che, con la “cercina” in testa, si fermano a chiacchierare mentre svolgono le loro attività quotidiane. Il momento catturato dall’artista non è solo un’istantanea di vita comune, ma una celebrazione della femminilità e della comunità. Queste donne, forse appartenenti a una tribù o semplicemente unite dal loro essere “donne”, condividono pensieri, storie e complicità. L’assenza di dettagli nei volti enfatizza l’universalità della scena: queste donne potrebbero essere chiunque, diventando un simbolo collettivo della condivisione e del supporto reciproco tra madri, lavoratrici, amiche.
L’uso predominante del blu avvolge la scena in un’atmosfera onirica e profonda. Il blu è un colore associato alla calma, alla riflessione e alla spiritualità, ma può anche evocare mistero e nostalgia. In questo contesto, sembra incorniciare e amplificare il vociare femminile, rendendolo quasi udibile anche se non percepibile concretamente. L’artista utilizza il colore in modo espressivo, suggerendo più che descrivendo, e lasciando allo spettatore la libertà di immergersi nel dipinto e di costruire la propria narrazione.
La Schenetti, pur essendo nota per altre tecniche, in questa opera dimostra una padronanza raffinata della pittura a olio. Questa tecnica, con la sua capacità di creare profondità e variazioni cromatiche, conferisce alla scena una qualità quasi tridimensionale. Le pennellate sembrano morbide e fluide, contribuendo a un senso di movimento che richiama il chiacchiericcio delle donne e il loro legame invisibile. I volti accennati, forse volutamente sfocati, suggeriscono un ascolto reciproco, un’interazione che trascende le parole e si esprime attraverso il semplice stare insieme.
Un elemento interessante è la “cercina”, il carico che le donne portano sul capo. Il suo contenuto rimane un enigma: cibo, abiti, pensieri, sogni? Questa ambiguità permette diverse interpretazioni:
Se si tratta di cibo, il quadro può essere letto come una celebrazione della cura e del sostentamento, aspetti fondamentali nella cultura femminile e comunitaria. Se sono abiti, possiamo vedere il legame con la tradizione, l’identità e il lavoro artigianale. Se invece simboleggia pensieri e preoccupazioni, allora l’opera diventa una riflessione più intima sulle responsabilità e il ruolo della donna nella società.
La Schenetti non ci offre risposte definitive, ma invita a chi osserva a partecipare attivamente all’opera. Lo spettatore è chiamato a immaginare il contenuto delle cercine, a intuire il tono delle conversazioni, a decidere se queste donne siano amiche di lunga data o semplici compagne di un momento. Questa apertura interpretativa rende l’opera viva, dinamica e sempre nuova a ogni sguardo.
Con questa opera, Clò ci regala una finestra su un momento quotidiano che si trasforma in un simbolo universale. Attraverso il blu avvolgente, la tecnica raffinata e il simbolismo degli elementi rappresentati, l’artista crea un dialogo tra le figure del quadro e chi lo osserva.
È un’opera che ci invita a riflettere sulla forza della condivisione femminile, sulla bellezza della semplicità e sul valore delle storie non dette, ma percepite.
Tina de Falco

