Le due opere di Clotilde Schenetti si presentano come un vero e proprio tripudio di colori e forme, che si intrecciano e si abbracciano tra loro creando uno spazio pittorico pieno e dinamico. L’insieme delle forme sembra dare vita a un paesaggio astratto, costruito liberamente dalla fantasia dell’artista, senza riferimenti realistici ma ricco di suggestioni emotive.

Alcuni elementi, come cerchi e segni che ricordano leggere virgole o nuvole, evocano alla mente le composizioni di Wassily Kandinsky, soprattutto per la capacità di trasformare la forma in espressione musicale ed emozionale. Tuttavia, Schenetti si distacca da una dimensione più rarefatta e ombrosa per approdare a una pittura più decisa e luminosa, caratterizzata da pennellate energiche e da una tavolozza di colori chiari e brillanti.

Le due tele, non particolarmente grandi, sono concepite come opere gemelle, quasi sorelle inseparabili: una non sembra poter esistere senza l’altra. Esse costruiscono infatti una sorta di narrazione visiva continua, che si sviluppa attraverso il dialogo tra le due superfici.

La tecnica acrilica contribuisce a rafforzare l’effetto complessivo, donando lucentezza, intensità cromatica e sicurezza nella pennellata, rendendo le opere vibranti e immediatamente coinvolgenti per lo spettatore.

Tina de Falco

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